20/11/2009
Il Partito del Sud presenta la propria lista alle elezioni regionali in Campania!
Domenica 16/11 a Napoli è stato costituito, in vista delle Elezioni Regionali del 2010, il Comitato Elettorale Campano del Partito del Sud composto da:
Andrea Balia, Massimo Calabrese, Pompeo De Chiara e Carmine Iannaccone.
Avrà sedi sia a Napoli che a Caserta ed a breve ci saranno nuovi ingressi che rinforzeranno la squadra che, come gli amici del suddetto Comitato, confluiranno nel Partito del Sud.
L'obiettivo è molto sfidante ed è quello di organizzare una lista completamente autonoma del Partito del Sud per le prossime elezioni regionali in Campania, nonchè per le Provinciali a Caserta.
Il Partito del Sud presenterà propri candidati in tutte le province campane.
Tutte le sezione del Partito del Sud sosterranno lo sforzo dei nostri eroici compatrioti. Siamo certi che anche tutti gli amici meridionalisti identitari ci saranno al fianco in questa grossa sfida al sistema partitocratico italiano di destra, sinistra e centro....non ci sono più scuse, il Partito del Sud c'è!
In particolare ci auguriamo che i movimenti che hanno sottoscritto, meno di un mese fa, a Gaeta il documento finale del convegno saranno al nostro fianco, ora che tutte le condizioni richieste sono state soddisfatte, rigettando il tentativo di rompere il fronte meridionalista identitario posto in essere dall'avanzata di forze politiche che vogliono , cavalcando senza pudore le nostre parole d'ordine, tentare pericolose operazioni trasformistiche, sulla falsariga di quanto è già accaduto in questi ultimi anni in Sicilia, in un'operazione gattopardesca che rigetterebbe indietro di anni il nostro lavoro e che dobbiamo assolutamente sconfiggere per il bene del nostro popolo.
Importanti forze dell'imprenditoria campana, che hanno aderito alla nostra causa, sosterranno il nostro sforzo.
Nei prossimi giorni comunicheremo i riferimenti dei Comitati Elettorali a cui tutti i compatrioti interessati potranno far pervenire la propria fattiva adesione.
Non è più il tempo delle parole ma dell'azione, ogni tentennamento è codardia, ogni ripensamento è tradimento!
Per il riscatto delle nostre terre , per ritrovare il nostro orgoglio, per riaffermare la nostra dignità.
Antonio Ciano
08:47
Scritto da : soldatoacavallo
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17/11/2009
L’Italia? Già sfasciata 150 anni fa
Posted: 16 Nov 2009 09:25 AM PST

di Lino Patruno
Non vogliono sfasciare l’Italia ora, hanno già cominciato 150 anni fa. Ed è ovvio che non vogliano celebrare l’anniversario dell’Unità, perché l’unità non l’hanno mai digerita. Dai Sabaudi in poi, il Nord vincitore ha fatto del Sud vinto ciò che ha voluto. Lo dicessero storici marxisti, quelli sempre premurosi col popolo sottomesso, si potrebbe replicare: fanno ideologia. Ma se lo dice l’inglese Denis Mack Smith, tanto per citarne il più noto, c’è poco da arricciare il naso. Fu una conquista militare bell’e buona, altro che entusiastico plebiscito raccontato dagli ineffabili libri scolastici. Cui peraltro partecipò solo il due per cento degli abitanti delle Due Sicilie. Proprietari terrieri in testa, baroni feudali preoccupati solo di non perdere le loro ricchezze e di allearsi con la borghesia industriale del Nord per «cambiare qualcosa affinché non cambiasse nulla».
Per cinque anni a Napoli ci fu un esercito di occupazione. E se il generale Cialdini mise tutto a ferro e fuoco non fu solo per combattere i briganti che sarebbe ora di considerare meno briganti di quanto si volle far credere. Il Sud continua a intestargli strade come un benemerito.
Ma bisognerebbe leggere i rapporti degli inviati dei Savoia per capire che consideravano i sudisti poco più che selvaggi. Si presero il tesoro dei Borbone, che non avevano debiti, per pagare i loro debiti. Imposero uno Stato centralizzato alla francese quali loro erano. E ignorarono i suggerimenti a considerare una forma federale che venivano dagli stessi meridionalisti, ma allora, quando sarebbe servito a evitare scippi e spoliazioni non ora a rapina compiuta con quel dritto di Bossi. Disegnarono il territorio del Sud non tenendo conto della geografia ma della necessità dei loro prefetti di dividerlo per dominarlo meglio. E disegnarono i collegi elettorali per dare al Sud una rappresentanza minore in Parlamento rispetto al Nord. L’Italia unita era già in partenza un’Italia del Nord. Ovvio che pensassero anzitutto ai loro interessi, con la complicità degli «utili idioti» del Sud. Ogni decisione economica presa da allora a oggi ha favorito il Nord danneggiando il Sud. Così i meridionali, se non erano più briganti, diventarono emigranti. E fino ai nostri giorni, quando sono partiti contadini e arrivati terroni. E ogni volta che il Sud si arrabbiava, si faceva una legge speciale: 1892, 1904, 1908, 1920, 1950. Che non risolveva nulla, se le leggi non speciali poi andavano in altra direzione. Ma l’Unità si doveva fare, sarebbe folle pensare il contrario: perché solo così siamo diventati un grande, libero, democratico Paese, nonostante incidenti di percorso. E nonostante il divario fra Nord e Sud che l’unità ha creato e mai risolto. Si dice: ma il Sud ha sprecato immense risorse. La Cassa per il Mezzogiorno, ad esempio. I cui fondi in trent’anni sono stati solo lo 0,67 della ricchezza nazionale (pesa più un odierno Superenalotto). Che comunque hanno trasformato il Sud molto più di quanto l’Unità avesse fatto. E che venivano spesi dallo Stato non dal Sud. Con un patto scellerato con le imprese del Nord che scendevano per divorarsene il grosso. Tutti contenti, tranne poi sparare sul solito Sud parassita «che vive con i nostri soldi». Eppure la cattiva coscienza nazionale continuava a pensare che per il Sud occorresse intervenire. Essendo assurdo appunto che il grande, libero, democratico Paese non riuscisse a risolvere un problema risolto altrove nel mondo ovunque ci fosse. Ma poi, improvvisamente, il Sud è uscito non solo dall’agenda dei governi, ma anche dalla cattiva coscienza collettiva, dalla memoria, dai convegni, dai giornali. Mentre al posto della «questione meridionale» si imponeva la «questione settentrionale». Diventata «egemone», cioè dominante e accettata a prescindere. È stato quando, con Tangentopoli, sono scomparsi i grandi partiti nazionali. È stato quando, col mondo senza più frontiere, le piccole patrie si sono chiuse in se stesse per difendere la loro roba: chi se ne frega della nazione, contano i territori. È stato quando la Lega Nord, non vedendo opposizione, ha fatto diventare politica i più triti luoghi comuni dei suoi bassifondi, il rancore contro i meridionali, contro Roma e le tasse, contro l’Unità (proprio loro).
Ecco perché questi 150 anni capitano nel momento più disgraziato e l’eroico presidente Napolitano parla controvento. Nel momento in cui non solo non si sono fatti gli italiani, ma rischia di non essere fatta più neanche l’Italia. Il Sud deve piangere sui suoi peccati, essersi governato in modo spesso infame. Dipende solo da se stesso. Ma anche il Nord deve capire che da solo diventa una Svizzera ricca ma ininfluente. Ci vorrebbe uno di quei guizzi che fanno la storia. Nel frattempo Bossi rilancia i dialetti perché gli sta sulle scatole questa lingua italiana che unifica, maledizione, il Paese.
Fonte:LaGazzettadelMezzogiorno
17:35
Scritto da : soldatoacavallo
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15/11/2009
Un Partito per il Sud? Indagine dell'Istituto Demopolis per il settimanale "L'Espresso"
Posted: 13 Nov 2009 11:31 PM PST
Sembra trovare in Sicilia consensi politicamente trasversali l'idea di un nuovo Partito che, come la Lega nel Nord Italia, sia in grado di rappresentare e far valere a livello nazionale gli interessi del Sud.
E' quanto emerge dai risultati di un'indagine realizzata per "L'Espresso" da DEMOPOLIS, Istituto Nazionale di Ricerche leader nell'analisi dell'opinione pubblica nell'Isola.
Lo studio, pubblicato sul settimanale, conferma la curiosità e l'interesse dei siciliani per la proposta avanzata dal presidente della Regione Raffaele Lombardo, a condizione però, - afferma il 58% degli intervistati - che il nuovo Partito resti autonomo ed in grado di dialogare con le diverse parti politiche in base agli interessi reali del territorio.
"E' troppo presto per misurare l'eventuale consenso ad un nuovo Partito del Sud - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento -. L'espressione concreta del voto dipenderà dalla chiarezza e dall'effettiva novità del progetto politico, da chi sarà il Leader e, soprattutto, dai candidati in lista.
Dopo le Europee - prosegue Vento - il voto in Sicilia, così come nell'intero Mezzogiorno, appare molto più fluido ed incerto rispetto ad altre aree del Paese. E rende ancora più aperti i futuri scenari politici nell'Isola e nel Paese".
L'indagine Demopolis conferma una crescente disaffezione dei cittadini nei confronti delle istituzioni e dei partiti politici tradizionali. Disincanto e sfiducia, che hanno trovato conferma, nelle ultime elezioni europee, in un astensionismo da record, con oltre 2 milioni di siciliani rimasti a casa, che ha penalizzato in particolar modo PD e PdL: tutti i partiti nell'Isola, con l'eccezione dell'Italia dei Valori e del MpA, hanno perso in cifre assolute, con 925 mila voti validi complessivi in meno rispetto all'aprile del 2008.



Indagine DEMOPOLIS per L'Espresso - Nota informativa e metodologica
L'indagine, diretta da Pietro Vento con la collaborazione di Giusy Montalbano e Sabrina Titone, è stata realizzata - in esclusiva per "L'Espresso" - dall'Istituto Nazionale di Ricerche DEMOPOLIS, dal 30 luglio al 3 agosto 2009 con metodologie CATI-CAWI, su un campione di 1.008 intervistati rappresentativo dell'universo dei cittadini siciliani maggiorenni. Contributo di Rino Cavasino. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco E. Tabacchi.
Fonte:Demopolis
09:26
Scritto da : soldatoacavallo
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