19/02/2010

Sicilia, grotteschi finanziamenti per il ponte mentre l' isola continua a sgretolarsi

La Sicilia e la Calabria franano, e vogliono fare il Ponte...

Posted: 18 Feb 2010 01:22 AM PST

Calabria e Sicilia vengono giù, neanche fossero castelli di sabbia, e il governo si ostina con la follia del Ponte.

In Calabria un intero paese è minacciato da una frana di dimensioni enormi. Maierato, in provincia di Vibo Valentia, è un paese spettrale.

Le immagini televisive sono impressionanti. Quelle dal basso, con la gente in fuga e la montagna che frana come un torrente in piena sono letteralmente terrificanti. Quelle dall’alto, riprese dagli elicotteri della Protezione civile, descrivono uno scenario apocalittico. Un buco enorme, come il ventre di un vulcano, dove una volta c’erano colline e strade.


http://www.youtube.com/watch?v=feGEYcy-UaE&feature=player_embedded

In Sicilia, a neppure sei mesi dalla tragedia di Giampilieri, un altro paese in provincia di Messina - San Fratello - è ormai un abitato fantasma: la terra si è mossa, distruggendo case e strade. La gente è in fuga. Senza più niente.

Da un rapporto Legambiente si calcola che in Italia 7 comuni su 10 sono a rischio idrogeologico.

Ci vorrebbero 4,5 miliardi di euro per mettere in sicurezza il territorio.

Il Ponte, ad oggi (ancora senza progetto esecutivo), ne costa 5.

Qual è la vera priorità?

Fonte:Agoravox

Sicilia, grotteschi finanziamenti per il ponte mentre l' isola continua a sgretolarsi

Posted: 17 Feb 2010 10:05 PM PST


Francesca Mapelli

Wwf Italia



Sicilia, grotteschi finanziamenti per il ponte mentre l' isola continua a sgretolarsi

"Il gioco non vale la candela: è un gioco grottesco assistere alla propaganda governativa sulla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina mentre continua a sgretolarsi il territorio, ad ultimo a San Fratello alle pendici dei Nebrodi (sempre nel messinese).

In questa situazione è indecente congelare 1,3 miliardi di euro, come ha fatto il Governo, quando ancora poi il Governo non trova le ingenti somme necessarie solo per rimarginare le gravi ferite di Giampilieri e di Scaletta - commenta il WWF Italia, che aggiunge: "Non si può pensare di investire nel futuro 6,3 miliardi in un'opera la cui fattibilità tecnica è stata messa in discussione anche dalla Corte dei Conti nella recente indagine "Esiti dei finanziamenti per il ponte sullo Stretto di Messina" (23 dicembre 2009) mentre non si dispone di somme per mettere in sicurezza tutto il territorio che frana giorno dopo giorno. Ma soprattutto non si può pensare di intervenire con il tallone di ferro che sarebbe necessario per la costruzione del ponte e delle opere connesse in fasce costiere sul versante calabrese come in quello siciliano in un così precario equilibrio idrogeologico”.

Il WWF Italia osserva che il ponte non sarebbe solo un costo gravosissimo per le casse pubbliche (anche a regime lo Stato dovrebbe contribuire con oltre 138 milioni di euro ogni anno per la sua gestione) ma sarebbe un amplificatore perverso dei già gravi problemi del territorio nelle Province di Messina e Reggio Calabria.

Il "peso" del ponte e delle opere connesse non è sostenibile.

WWF ricorda che si vorrebbe costruire, in una delle aree a più alto rischio sismico del Mediterraneo un ponte sospeso a doppio impalcato stradale e ferroviario lungo 3.300 metri, con torri che lo sorreggono alte 382,60 m, con scavi di fondazioni della profondità di oltre 50 metri. Il territorio verrebbe stravolto anche da cantieri, che dureranno come minimo 6 anni, per la realizzazione di oltre 40 km di nuove strade (20,3 km) e linee ferroviarie (19,8 km). Per realizzare tutto questo e sono dati prudenziali si prevede: un fabbisogno complessivo di inerti pari a 3.540.000 metri cubi di materiali (di cui 1.750.000 vengono da cave); e una produzione di materiali provenienti dagli scavi per un totale di 6.800.000 metri cubi (di cui 1.790.000 vengono riutilizzati e 5.010.000 andranno a deposito). Con un coinvolgimento nell'insediamento delle aree di cantiere, nelle attività di cava, di deposito e di trasporto di un ampio territorio delle due aree metropolitane per almeno 12 anni.

Fonte:Reportonline

 

Tg2 Dossier - Un'Altra Storia

giovedì 18 febbraio 2010



http://www.youtube.com/watch?v=8XOGiePQGxY


Tg2 Dossier - Un'Altra Storia

In questo video viene mostrato il risorgimento italiano visto dalla parte degli abitanti del Regno delle Due Sicilie:
- gli eccidi subiti dalla popolazione del sud da parte dell'esercito dei Savoia,
- l'inizio dell'emigrazione
- la lotta partigiana degli abitanti del Regno delle Due Sicilie (definita poi "brigantaggio")

Vengono cantate nel video stralci delle canzoni "Brigante se more" e "Italiaella"
Nel video gli interventi di: Luciano Salera, Michele Placido, Angela Pellizzari, Arrigo Petacco e Sergio Romano

La puntata completa è visionabile qui:
http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/RUBRICHE...

12/02/2010

Il Contratto con gli Italiani? Uno scherzo. Parola di Silvio Berlusconi

Il Contratto con gli Italiani era una farsa!

di Marco Travaglio

 

Il Contratto con gli Italiani siglato da Silvio Berlusconi a Porta a Porta l’8 maggio 2001, dinanzi al notaio Bruno Vespa, era uno scherzo. «Non era un contratto», «non ha mai avuto alcuna rilevanza giuridica»…

Insomma un semplice «atto politico» dotato di una «totale improduttività di effetti per nullità-inesistenza».

È nullo, non è mai esistito. Chi lo dice? Un antiberlusconiano sfegatato? Un demonizzatore accanito? No, lo dice lo stesso autore del Contratto-non contratto: Silvio Berlusconi in persona. Dove? Negli atti difensivi depositati dai suoi legali nella causa intentata due anni fa da un giovane rompiscatole, A.C.: l’unico italiano ad aver preso sul serio il Contratto con gli Italiani.

Al punto da recepirlo formalmente, recapitando al Cavaliere il 10 febbraio 2006 ­ penultimo giorno della penultima legislatura – un “atto di accettazione”. In quella letterina piena di riferimenti giuridici, A.C. rammentava all’ allora premier che quello siglato sulla celebre scrivania di ciliegio “può essere qualificato come un contratto con obbligazioni del solo proponente (art. 1333 Codice civile)”.

Quindi, non essendo “stato da Lei mai revocato”, è “giuridicamente vincolante” e sottoposto alla verifica della magistratura. Da quel momento si è perfezionato il contratto unilaterale fra Berlusconi e gli italiani (che non avevano firmato nulla), perché almeno uno di essi l’ha accettato. E, con quella firma, è scattata la trappola. Il rompiscatole e i suoi avvocati Alessandro Frittelli e Giuseppe Marazzita ricordano al Tribunale civile di Milano che il Cavaliere s’era impegnato a “non ripresentarmi alle elezioni del 2006 se, al termine dei 5 anni di governo, almeno 4 su 5 traguardi non fossero stati raggiunti”.

Impegno violato nel 2006 e nel 2008, quando Berlusconi s’è ricandidato per ben due volte, pur avendo mancato tutti e 5 i traguardi “contrattuali”. Lo stesso Cavaliere ­ osservano i legali di A.C. ­ séguita a ripetere di aver rispettato “l’85% degli impegni”, mentre in casa Vespa aveva promesso di realizzarne interamente 4 su 5. Dopodichè le aliquote fiscali sono rimaste 4, non 2; le pensioni minime non sono aumentate a 516 euro per tutti, ma solo per qualcuno; i delitti non sono diminuiti, ma aumentati; la disoccupazione non s’è dimezzata; il 40% di grandi opere non è partito.

Perciò il tignoso cittadino si sente preso in giro e chiede i danni: 5 mila euro simbolici per mancata ottemperanza dell’”obbligo di non facere”. Cioè di ritirarsi a vita privata. La difesa Berlusconi ribatte che il Contratto è “nullo”, dunque nessuno può pretenderne il rispetto: era un semplice “programma politico”.

Ma A.C. dimostra che il programma della Cdl era tutt’altra cosa rispetto al Contratto, come lo stesso Cavaliere proclamò solennemente a Porta a Porta. La difesa Berlusconi ammette addirittura che gl’impegni non furono rispettati, anche se accampa le solite scuse: “Se il mancato raggiungimento di una o più parti del programma politico si è verificato, cioè è dovuto a fattori politico-economici imprevedibili e indipendenti dalla volontà del dr. Berlusconi: a partire dell’attentato alle torri gemelle fino al buco di 37 mila miliardi di lire scoperto dopo l’insediamento del Governo…”.

Poi, a scanso di equivoci, invoca l’immunità parlamentare: il Contratto-non contratto rientrerebbe “nell’attività insindacabile” protetta dall’”art.68 della Costituzione” che “comporterebbe l’improcedibilità del giudizio o la sospensione del processo” in attesa dell’autorizzazione a procedere della Camera.

Ma qui il rompiscatole A.C. piazza il colpo che potrebbe essere decisivo: “Se il dr. Berlusconi sapeva che il Contratto era inesistente e dunque nullo, perché non ne ha dato notizia fin dall’inizio” a lui e agli altri 58 milioni di italiani?

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